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CAKE CHERI alla Zucca e al Melograno di Rosangela Bovenga

CAKE CHERI alla Zucca e al Melograno di Rosangela Bovenga

CAKE  CHERI alla Zucca e al Melograno di Rosangela Bovenga

Quando

1 Novembre 2024    
19:30 - 21:00

Dove

Sala del Trono di Palazzo Gallone
Piazza Pisanelli, Tricase, Lecce, 73039

Tipologia evento

Incursioni musicali live estemporanee e coinvolgimento costante interattivo degli spettatori che sono i destinatari della performance. Consiste in un flowing che connette la Festa di Ognissanti con quella dei Defunti, in una dinamica sinusoidale tra sacro e laico, tra miti e leggende, tra zucche e melograni, tra storia e cronaca, tra miti e leggende, tra biografia e territorio, toccando le corde del cuore, della pancia e dell’anima, per una celebrazione collettiva e spirituale di quel passaggio, inevitabile e necessario che e’ la morte pensata come nascita, come transito da un mistero ad un orizzonte, come viaggio e avventura tra memoria e distacco, in un gioco di chiaroscuri , tra poesia, sorriso, festa e malinconia com’e’ nella vita che per essere celebrata esige il salto nel mistero.

…….

Ai giri di boa e’ concesso rendere pubbliche dichiarazione di amore per la Vita, e per la Bellezza , in ogni sua espressione e materializzazione da cui la Vita origina : quindi la notte tra il primo e il 2 Novembre ( ma io celebro sempre di vigilia, in questo caso , ogni anno , incluso questo, quindi il tardo pomeriggio e la prima serata del primo Novembre ) perché ogni anno in questa notte di passaggio, per tutti, accadono sortilegi e malie in cui chi ne resta avvolto può andare in apnea come avvinto da un incantesimo in cui quello che accade risulta quasi una “trasfusione di sangue , una nuova linfa” costante, semplicemente perché il racconto e’ quello di tanta bellezza , in varie forme e dimensioni .
E poiché “Ogni bellezza è struggente” ,come scriveva Amélie Nothomb, DA SOLA non potrei riuscire a rendere in brezza e pelle la bellezza dell’ esistenza e, dunque, di qui, l’ esigenza di condividere con chi vorrà farlo quest’ esperienza teatrale . La CHÉRI nel titolo , stavolta e’ una venere generata dalle acque del suo, quanto mio, amato mare che , come il mare, strega e “avvinghia” chiunque ama per non lasciarlo andare via, mai più. Lei si perde e ci si perde con lei, felici e devastati allo stesso tempo.

Quello che voglio raccontare e’ sempre la bellezza che, struggente, evapora nel tempo degli anni che trascorrono e dissolvono illusioni, amori finanche le dimore sontuose che una volta disabitate dalla felicità franano in una decomposizioni di mura e paretio vengono incendiate fino a ridursi in cenere.
Non posso promettere un effetto meramente dolce e soft da sedazione come da ninnananna perché quando tratto ciò che amo, come sempre a teatro e nella mia di vita anche fuori dal palcoscenico, pur padroneggiando la logica dei numeri e potendo usare la lucidità come cifra discriminante ,il mio sentire e il relativo fare , rischia di tramutarsi ,almeno nella prevalente percezione altrui ,in uno stato confusionale da cui, però , di sicuro ,si esce più vivi, forse anche più tormentati, ma sicuramente,almeno un po’ , più vivi: e’ quello che sanno egregiamente fare i nomadi, i pellegrini, i gitani, i gipsy , ke regine del macchio , sebbene figlie di principesse , perfino molto chic, che hanno scelto di essere a differenze delle madri molto Rock, nel gusto Pop e sicuramente radical .

A Molfetta , dove sono nata, nel giorno dei defunti la banda cittadina dava il meglio di sé e lo sa bene uno dei più grandi direttori d’ orchestra viventi che nella banda di Molfetta si e’ firmato quando li’ ha vissuto.Nelle tragedie greche, ogni lutto e’ accompagnato da cori e quella giornata nel centro america si accompagna non solo ad un canto dolente di libertà per l’ accesso ad una dimensione più leggera e ampia e luminosa ma si fa festa per l’ amore goduto e la vita che, congedandosi da quello che ha fatto il suo tempo, trova spazi da consegnare al nuovo. Una libertà di onde di memoria che s’infrangono con schianto fragoroso o nebbia di sciabordio , una libertà che non fa rima necessariamente con felicità ma e’ una libertà che però è anche un modo diverso e più pieno di guardare alle cose del Mondo.

Questo racconto a meta’ tra la recherche Proustiana e un’epopea mitica(dove il mito diventa un filo -la parola μίτος -mítos- significa “filo” in greco-che lentamente avvolge ogni cosa.) che dal particolare risale all’ Universale ha, come inevitabilmente a teatro, una componente catartica

L’ idea e’ di offrire un percorso di gestazione : qualcosa che ha lavorato dentro, giorno dopo giorno , in due creature legate da un filo rosso biologico e non solo e, attraverso di loro,usando l’ ordito di molte vite e svariati filati per tramare un tessuto nuovo nei pensieri al fine di insegna qualcosa sul “vedere”.

Il VEDERE VERO , è un atto tanto essenziale da risultare complicatissimo. Ma potrebbe avere un senso fare parte di questo momento condiviso di Vera visione o tentativo di visione del vero perché ,come ha scritto Amelia Barr,: “È sempre il semplice che produce il meraviglioso”.

Buona partecipazione per chi deciderà di esserci. Appuntamento a Tricase a Piazza Pisanelli Palazzo Gallone Sala del Trono secondo piano h 19.30 di Venerdì Primo Novembre Ogni Santi.