L’Urlo – Alibi Teatro – Scene e Note Piccola Rassegna di musica e teatro
𝐒𝐂𝐄𝐍𝐄 (𝐄) 𝐍𝐎𝐓𝐄 🎭
𝐏𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐚 𝐫𝐚𝐬𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐭𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 🎼
𝐋’𝐔𝐑𝐋𝐎
Alibi Teatro
𝑐𝑜𝑛 𝐺𝑢𝑠𝑡𝑎𝑣𝑜 𝐷’𝐴𝑣𝑒𝑟𝑠𝑎, 𝑅𝑒𝑔𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑊𝑎𝑙𝑡𝑒𝑟 𝑃𝑟𝑒𝑡𝑒, 𝑀𝑢𝑠𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑀𝑎𝑥 𝑁𝑜𝑐𝑐𝑜
📆 Sabato 13 Aprile
📍 Salone Parrocchiale di Via Beccaria
⏰ Sipario ore 20 ⏰
💵 Ingresso con contributo associativo di 5 €
ℹ️ Per informazioni e prenotazioni:
📱 380/4580810 – 📱 389/1492497 – 📱327/5762768
Con il patrocinio e il contributo del 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐓𝐫𝐢𝐜𝐚𝐬𝐞
Media Partner 📻 𝐌𝐨𝐧𝐝𝐨𝐫𝐚𝐝𝐢𝐨 𝐓𝐮𝐭𝐭𝐢𝐟𝐫𝐮𝐭𝐭𝐢
L’urlo di alibi_artisti liberi indipendenti è un ritorno del collettivo salentino alle tematiche da sempre al cuore della riflessione di alibi: la marginalità, la ricerca di un senso, le problematiche sociali.
“L’urlo”, come suggerisce il titolo, è una cantata di getto, nata dalla rilettura di alcune delle più incisive pagine della letteratura, non solo teatrale, degli ultimi decenni in un periodo in cui la vita umana sembra smarrire centralità rispetto alla provenienza geografica e sociale, ai percorsi che compie, ai pericoli che comporterebbe l’incontro con l’altro.
In scena Gustavo D’Aversa è l’Altro, proprio questo Altro da cui dovremmo costantemente guardarci. Un monologo tutto d’un fiato che ferma lo spettatore, aggancia il discorso con una scusa qualsiasi e lo trascina nell’esperienza, ormai così rara, di un incontro in carne ed ossa con uno sconosciuto. Scandite in una lingua che non appartiene a nessuno, una lingua anch’essa semplicemente altra, affiorano le istanze di un’umanità che non conosce differenze e che reclama, in tutti, una stanza in cui passare la notte, una mano che si tenda ad accendere la sigaretta, qualcuno con cui parlare, che non scappi, o con cui semplicemente fermarsi a riprendere fiato.
“L’urlo” è un discorso che cerca di articolarsi ma continuamente inciampa tra ricordi del passato e progetti per il futuro, che cerca di farsi universale ma resta sempre ancorato alla persona che parla, alla sua inesorabile unicità e, proprio per questo, alla sua assoluta umanità, che per essere tale chiede solo di essere ascoltata e riconosciuta da chi le sta di fronte.
È l’uomo senza nome e senza un ruolo che parla in questo spettacolo, per tutto il tempo di una pioggia torrenziale, la pioggia incombente dell’ostilità che allaga le nostre città: una situazione da cui cercare riparo, in cui bisogna abbassare le difese, chiedere aiuto e fidarsi.
